Regole per un buon ADV
- Coffee Talks

- 12 set 2020
- Tempo di lettura: 4 min
Estate: tempo di relax e distrazioni.
Finalmente un po’ di tempo da dedicare alla nostra persona, privata (soprattutto!) ma anche lavorativa. Questo non significa che si debba pensare solo lavoro-lavoro-lavoro 366 giorni all’anno. Per carità: uno stacco ci vuole, si DEVE fare. Il nostro corpo e la nostra mente ne hanno bisogno!
Ma sappiamo bene che il nostro tempo libero (libero anche da obblighi familiari e lavori domestici!) può essere impiegato anche per approfondire o informarci su temi che ci interessano, senza stress, senza pressione per i risultati. Ed è questo il momento in cui possiamo imparare di più. La mente è libera, è vuota e non si sente obbligata. Leggiamo quello che vogliamo, quando ci va e memorizziamo quello che più ci piace. Nessuno ci deve interrogare e non dobbiamo produrre risultati di alcun genere. Possiamo gustarci quello che stiamo imparando e, soprattutto, possiamo badare solo alle cose positive.
Le persone creative sanno fin troppo bene quanto è importante distrarsi a volte per trovare la soluzione ad alcuni problemi. Ostinarsi sopra un ostacolo, continuare a rimuginare davanti ad un vicolo cieco non agevola l’incontro di una soluzione. Dedicarsi a “fare altro” permette anche l’implementazione del pensiero laterale, di operare in modo meno convenzionale e dipanare la matassa.
Ed è così che nel mio tempo libero sono incappata in una lettura un po’ datata, anche se solo sulla carta. E’ stata una lettura leggera, ma piena di spunti ed argomentazioni interessanti e vorrei condividerne qualcuno con voi...

Nel libro “Confession of an advertising man - David Ogilvy” (pg. 110), l’autore indica alcune regole per creare una grande campagna pubblicitaria:
01 - Ciò che dici è molto più importante di come lo dici
02 - A meno che la tua campagna sia costruita attorno a una grande idea, fallirà
03 - Fornisci fatti
04 - Non puoi annoiare il cliente per comprare (troppi ADV, il tuo deve spiccare)
05 - Educati e di buone maniere, non pagliacci
06 - Sii contemporaneo
07 - Chi commissiona può criticare il lavoro ma non scriverlo!
08 - Se sei così fortunato da fare un buon lavoro continua a usarlo finchè non funziona più
09 - Mai scrivere un ADV che non vuoi che la tua famiglia veda
10 - L’immagine dell’ADV dovrebbe sempre rispecchiare il Brand
11 - Non copiare
Semplici. Verità.
Queste modeste regole sono delle linee guida perfette per impostare una campagna comunicativa efficace, perfettamente in sintonia con il contesto attuale, guidato da internet e social media. Eppure sono state scritte nel 1963 da David Ogilvy in persona.
Che cosa rende, quindi, queste regole ancora così contemporanee?
Forse potremmo dire la loro semplicità e ovvietà.
Se ci pensiamo accuratamente, di rivoluzionario c’è ben poco in queste indicazioni: è semplicemente l’elenco di quello che ognuno di noi si aspetterebbe da un ADV, o, possiamo dire, anche solo da un amico, un familiare: vogliamo davvero che ci racconti bugie? Che ci impieghi 3 ore per raccontarci qualcosa (che non sappiamo se ci interessa sapere)? Che ci tratti male e ci insulti?
No, assolutamente.
Vogliamo sempre che ogni persona che incontriamo fosse onesta con noi, che vada diretta al punto (magari che ci spieghi dopo tutti gli abbellimenti della situazione, ma l’informazione la vogliamo sapere subito!), che sia unica nel suo genere e non un’imitazione di un altro personaggio… Perchè non dovrebbe essere così anche la comunicazione dei nostri clienti?
Produrre una campagna vincente significa entrare nella vita delle persone, farsele amiche e viaggiare con loro, guidare le loro decisioni. Come fanno gli amici o i famigliari, appunto. Le persone si devono fidare (di ciò che si dice, della promessa fatta, dello status di appartenenza promosso…).
A nessuno piace essere preso in giro: una comunicazione chiara, diretta e precisa è ciò che piace ricevere. L’arte è interpretazione: se la comunicazione va interpretata non è comunicazione e il suo significato recondito e vario.
Per essere efficace l’ADV deve sempre tenere conto che “dall’altra parte” ci sono persone, con una propria testa, bisogni e desideri. L’inganno non è tollerato.
Se raccontiamo qualche cosa di sensazionale ma falsato, può funzionare per il breve periodo, magari condurre ad un incremento delle vendite immediato, ma nel lungo periodo non può che rivelarsi controproducente. L’ADV deve essere in grado di fornire ai clienti dati e virtù che davvero si possono poi ritrovare nel prodotto o nel brand stesso.
L’ADV deve essere in grado di attirare l’attenzione del cliente e invogliarlo a saperne di più Deve coccolarlo e coltivare la relazione azienda-utente.
Il cliente deve sentire che i suoi bisogni (manifestati o latenti) sono stati presi in considerazione e che trovano, persino, soluzione. Si deve sentire coinvolto.
Per questo, è importante che l’attività di advertising sia sviluppata in stretto contatto con il commissioner ma anche con i target potenziali, che si sviluppi quella cosiddetta empatia che permette di immedesimarsi nella situazione dei potenziali user: se ci ritrovano infastiditi da alcune frasi o immagini, sicuramente lo saranno anche i destinatari finali del messaggio.
Come ci viene suggerito da queste 11 verità dettate da Ogilvy, una buona campagna deve essere carica di significato, senza imporsi o stancare, e deve essere un’anticipazione di ciò che il prodotto o servizio offre ai suoi utenti, verso i quali, ricordiamoci, non deve mai mancare il rispetto.




Commenti